
lunedì 30 giugno 2008
DAMPYR

Buongiorno ladies and gentlemen! Oggi mi sono svegliato e cullato sulle note di quella esotica canzone di Jason Mraz e mi sono reso conto che siamo alla fine di giugno...
Ma tra le tante implicazioni che la fine di un mese comporta ve ne è una di particolare rilevanza (almeno per me) che è quella per cui sta per arrivare in edicola il nuovo numero di Dampyr, fumetto italiano di incomparabile talento e fascino! e a questo punto mi rendo conto che in questo blog che tanto parla di me e dei miei interessi, NON AVEVO MAI PARLATO DEL MIO FUMETTO PREFERITO (senza nulla togliere a Inu Yasha, altro fumetto che colleziono).
Dampyr è un fumetto che, come si può intuire dal titolo, parla di vampiri (già per me motivo intrinseco di interesse e attenzione) : in realtà però la trama è un pò più complicata!
Harlan Draka è un giovane che si aggira per i villaggi della Serbia a "truffare" i poveri contadini che credono alla leggenda del dampyr: il dampyr sarebbe il figlio di un vampiro e di una donna umana, perchè (qui entriamo nel cuore della cultura e delle tradizioni serbe) il vampiro serbo è l'unica figura di vampiro al mondo portatore del seme per ingravidare una donna. Una tale creatura, il dampyr, sarebbe in grado di sentire, di "annusare" i vampiri e combatterli, essendo dotato di particolari poteri grazie ai quali è in grado di tenere testa ai vampiri (la leggenda popolare serba non specifica quali siano ma riporta episodi di lotta furibonda del dampyr con un nemico invisibile per i villaggi).
Questa leggenda viene trasposta quasi di peso nel fumetto, dove però gli ideatori cambiano abilmente un pò le carte in tavola e danno contezza ai poteri del dampyr e nel farlo, esagerano anche un pochino (altrimenti ci sarebbe davvero poca fantascienza e poca azione).
Dicevamo... il nostro eroe si aggira per i villaggi ad impalare cadaveri solo per la gratitudine dei contadini ignoranti e delle sue tasche, finchè non si imbatte in una truppa militare (siamo alla fine della guerra in Jugoslavia) che crede di avere a che fare con i vampiri e lo manda quasi al suicidio a combattere contro di loro. Lui scoprirà, con sua grande sorpresa, che la leggenda che aleggia su di lui è vera e che (questo non fa parte di nessuna cultura vampiresca) il suo sangue è veleno per i vampiri: insomma lui è veramente un dampyr e il suo sangue ha nei vampiri lo stesso effetto che può avere l'acido verso gli esseri umani, ogni cosa che contenga il suo sangue è in grado di corrodere o bruciare il corpo del vampiro perchè agisce in qualche modo a livello molecolare.
In questo episodio in particolare incontra due personaggi che diventeranno i suoi partners per tutto il resto delle storie che verranno: un soldato (capo delle truppe che lo avevano assoldato) e una bella vampira (ribellata al suo Maestro).
Nel fumetto si compie una netta distinzione (anche questa non rinvenibile nelle culture popolari) tra semplici non morti e Maestri della Notte: i primi si nutrono pur sempre di sangue, non possono vampirizzare a loro volta e sono vulnerabili al sole, la fuoco e al sangue di dampyr, mentre i secondi sono molto più potenti, hanno una forza superiore, possono creare illusioni e mandare messaggi telepatici, vampirizzare, cambiare forma (uccelli, draghi, o altre creature strane), sopportare la luce del sole (anche se cmq li indebolisce), sono in grado di ingravidare una donna (ma solo i maschi) ma sono cmq vulnerabili al sangue di dampyr.
Questa fantasiosa distinzione è giustificata narrativamente dal fatto che gli Autori accolgono la teoria secondo cui i Vampiri, o meglio i Maestri della Notte, appartengono ad un altra dimensione, sono in qualche modo "alieni" rispetto al nostro mondo: qeuste creature sono scappate (evidentemente attraverso un portale interdimensionale) molto tempo fa - parliamo dell'età del bronzo - dal loro mondo morente, fatto di sangue, dove assumevano il loro aspetto reale (draghi, uccelli terribili e giganteschi o altro) per venire nelnostro mondo e diventarne dei predatori attenti. Attenti perchè l'umanità per loro ha lo stesso significato che ha un pastore il suo gregge: serve per il sostentamento quindi non bisogna abusarne nell'uccidere o prosciugare di risorse.
I personaggi sono dotati di un carattere e di una storia personale in evoluzione e il protagonista è lungi dall'essere il perfetto eroe buono e politicamente corretto da cartone animato americano: è anzi un uomo in bilico tra il Bene e il Male (la sua stessa natura di mezzo vampiro ne è la prima testimone) ed ha a che fare sia con gli estremi di entrambe le fazioni, sia con altri personaggi "al confine" come lui. La sua storia inizia proprio con una descrizione tra le righe di questo personaggio come "bello e perdente", il beautiful loser di Strange Days: non a caso a prestare il volto al protagonista è indirettamente Ralph Fiennes (e in realtà sono molte le somiglianze fra vari personaggi del fumetto e celebrità del mondo reale, tra cui David Bowe ed Annie Lennox).
Il fumetto, nato con un indirizzo prettamente vampiresco, ha però messo in chiaro fin dai primi numeri che i nostri eroi non si occuperanno solo di vampiri (alla lunga potrebbe annoiare il lettore una trama del genere) ma anche di altri problemi, fantastici e non: l'universo dampyr viene arricchito dalla presenza di angeli, demoni e di creature fantastiche e mitologiche (n. 5, SOTTO IL PONTE DI PIETRA), dalla scoperta di nuovi universi e dimensioni più o meno parallele abitate da ancora più strane creature (n.8, DALLE TENEBRE e n. 19 LA LUCE NERA) che all'inerno di una trama più generale contribuiranno a condurre il lettore pian piano a ricomporre lui stesso i pezzi della trama attraverso l'evolversi delle puntate.
Il fumetto è senza dubbio avvincente, soprattutto per coloro che sono appassionati di paranormale, di "scienze occulte", di angelologia e demonologia, di teorie sul "multiverso" e naturalmente...di vampiri!!
La storia si evolve appassiona attraverso un equilibrato mix di azione ed erudizione, di episodi più o meno statici, di personaggi od oggetti che ritornano nei numeri successivi perhcè raramente fini a sè stessi (anche quella è l'impressione in quel momento). Il lettore inizia a leggere il fumetto e non riesce a staccarcisi fino a quando non l'abbia finito di leggere: perchè il mondo nel quale ti catapulta è così intrigante e affascinante che chi ci si immerge difficilmente desidera riaffiorarne subito fuori.
La componente di erudizione che rende speciale questo fumetto non è poi assolutamente da sottovalutare: gli episodi sono sempre bel calati nella realtà o nella storia, tali per cui ogni numero in realtà porta con sè una perla di conoscenza e chi legge con passione difficilmente la dimentica. Le nozioni di storia, geografia, folklore, musica, arte, sono così ben celate e inserite fra le righe, fra le immagini e le storie che non solo entrano sottilemente nella memoria del lettore ma spesso suscitano curiosità e invitano all'approfondimento. Inoltre, per facilitare la comprensione della storia, gli episodi sono accompagnati da una rubrica che fornisce un quadro generale delle coordinate entro cui andrà a svolgersi la vicenda e spesso fornisce anche un'accurata bibliografia per evntuali approfondimenti, perchè a Dampyr non mancano davvero lettori colti e desiderosi di conoscenza.
I disegni sono ben fatti, molto minuziosi e precisi nei dettagli (quasi fossero dei quadri del Bruegel) tanto che più di un lettore ha ammesso di essercisi ritrovato quando ha visto di persona certi luoghi, ed è testimonianza che io stesso posso confermare essendo stato a Praga (abitazione principale del nostro trio dopo il n. 5), le scene da battaglia sono apocalittiche, il gioco ombra-luce è ben sfruttato e rende soprattutto nelle anatomie dei personaggi, nonchè diventa ideale e significativo nelle scene, giustamente numerose, di nebbia e luce fioca. Lo stile è italiano e si distingue chiaramente dai fumetti americani e da quelli giapponesi perchè sa conferire ai corpi la giusta dose di rotondità e di linearità, mentre la definizione di paesaggi cittadini e naturali è di una precisione e di una correttezza quasi architettonica.
I dialoghi sono raramente scontati, chiaramente i nostri eroi sono dalla parte del Bene quindi non potranno fare a meno di farsi sfuggire qualche volta delle frasi "ideomatiche da eroe perfettino", assolutamente originali invece sono i frasari dei cattivi (salvo nei momenti di azione), vari e accattivanti quasi come i comici di Zelig.
Insomma, siete ancora qui a leggere o siete già andati a recuperarvi tutti i numeri?
Festeggerete con me l'alba del n. 100 a cui ha avuto la fortuna di arrivare questo fumetto, la cui carriera è inziata solo nel 1999...
lunedì 23 giugno 2008
ESTORSIONE E MINACCE
Dal momento che la mia occupazione principale è il diritto, come non spendere due righe su qualche argomento piccante tratto dalle mie esperienze nel mondo giuridico?
In particolare oggi mi immergerò (la metafora s'intona col tenore del blog) nell'oscuro quanto affascinante mondo del diritto penale, decisamente il mio ramo preferito dell'ordinamento!!
Affronteremo il discorso della difficile distinzione tra minacce e tentata estorsione, distinzione di non poco conto perchè, lasciando da parte le elucubrazioni sostanziali sulle fattispecie, dal p.d.v. molto più pratico della pena lo scarto sanzionatorio tra l'una e l'altra fattispecie non è da poco (per le minacce semplici poi non è prevista neanche la reclusione). Ma mettiamoci piuttosto al lavoro...
Il reato di estorsione assolve alla funzione di una duplice tutela di interessi pubblici:l’inviolabilità del patrimonio e la libertà personale. L’offesa a questi beni giuridici si realizza, in questa fattispecie criminosa, nel conseguimento di un ingiusto profitto (e di un contemporaneo danno alla vittima) e nell’utilizzare, quale mezzo di offesa, la minaccia.
A questo proposito è da rilevare che la minaccia deve essere tale da coartare la volontà della vittima verso scelte in qualche modo obbligate: quest’ultima deve trovarsi a preferire l’accoglimento delle pretese dell’estorsore piuttosto che la realizzazione del male da lui prospettato, a nulla rilevando che il soggetto passivo in effetti non sia intimidito dalle minacce.
In questo senso appare quanto mai sottile il confine tra il reato di estorsione e quello di minaccia, infatti la connotazione di quest’ultimo delitto è pressoché simile all’elemento costitutivo del primo. Anche nella minaccia si ha una limitazione della libertà personale (nella specie: della libertà psichica) tramite la prospettazione di un pericolo ed è sufficiente l’attitudine della condotta ad intimorire il soggetto passivo, senza bisogno che lo stato d’intimidazione si verifichi concretamente.
Tuttavia nella fattispecie di cui all’art. 629 c.p. è presente un quid pluris che si aggiunge ala minaccia e assume i connotati di un dolo specifico: “procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con l’altrui danno”. L’intenzionalità riassunta in queste parole bel caratterizza l’estorsione rispetto ad altri reati tra cui quelli di minaccia, violenza privata ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
Ai fini della consumazione del delitto è quindi necessario il conseguimento del profitto (che assume i caratteri dell’ingiustizia, ovvero deve essere contrario alle norme imperative dell’ordinamento) che si realizza in coincidenza con l’altrui danno.
A questo proposito è da rilevare che la minaccia deve essere tale da coartare la volontà della vittima verso scelte in qualche modo obbligate: quest’ultima deve trovarsi a preferire l’accoglimento delle pretese dell’estorsore piuttosto che la realizzazione del male da lui prospettato, a nulla rilevando che il soggetto passivo in effetti non sia intimidito dalle minacce.
In questo senso appare quanto mai sottile il confine tra il reato di estorsione e quello di minaccia, infatti la connotazione di quest’ultimo delitto è pressoché simile all’elemento costitutivo del primo. Anche nella minaccia si ha una limitazione della libertà personale (nella specie: della libertà psichica) tramite la prospettazione di un pericolo ed è sufficiente l’attitudine della condotta ad intimorire il soggetto passivo, senza bisogno che lo stato d’intimidazione si verifichi concretamente.
Tuttavia nella fattispecie di cui all’art. 629 c.p. è presente un quid pluris che si aggiunge ala minaccia e assume i connotati di un dolo specifico: “procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con l’altrui danno”. L’intenzionalità riassunta in queste parole bel caratterizza l’estorsione rispetto ad altri reati tra cui quelli di minaccia, violenza privata ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
Ai fini della consumazione del delitto è quindi necessario il conseguimento del profitto (che assume i caratteri dell’ingiustizia, ovvero deve essere contrario alle norme imperative dell’ordinamento) che si realizza in coincidenza con l’altrui danno.
esperimento conlcuso
Ho concluso l'esperimento messo in opera la settimana scorsa: in sostanza riguardava i possibili canali d'accesso in questo blog da parte di chi non ne possedesse l'indirizzo...
Questo post è dedicato soprattutto ai critici che leggono con malafede (ogni critico sa di sè, perchè ha la coda di paglia: sapete a chi mi sto riferendo!!!): in questo blog ci si arriva per caso SOLO, e ripeto SOLO se si sta creando un altro blog e si desidera vedere un pò gli altri... opzione che già non è per tutti!!! la restante possibilità è che uno sia a conoscenza del mio blog e digiti il mio nome in un motore di ricerca: a chi verrebbe in mente, se non su suggerimento di terzo in malafede, di digitare il nome di una persona comune su internet???? non sta certo digitando Abramo Lincoln o Napoleone...
Infatti digitando solo scout o anche scout carlo potete almeno fino alla decima pagina di ricerca non ci arrivate al mio blog, ma neanche di striscio!!
Non credo siano necessari altri commenti...
venerdì 20 giugno 2008
LA SETTA DEI THUG
A coloro che abbiano letto i romanzi di Emilio Salgari torneranno sicuramente alla mente le vicende avventurose di Tremal Naik e del fedele Kammamuri in lotta acerrima contro i Thug nelle foreste dell'India.
Probabilmente ciò che il grande romanziere conobbe realmente dela misteriosa setta furono alcuni resoconti di viaggio che illustravano le loro più nefande imprese e tutto ciò, evidentemente, bastò a dargli uno spunto per comporre un classico come i Misteri della Giungla Nera.
in realtà, gli aderenti alla setta erano chiamati Phansigar, un termine che in uno dei dialetti indù significa Strangolatori, visto che proprio questo era il modo con cui erano soliti dare la morte ai propri avversari. Il nome di Thug, con cui iniziarono ad essere conosciuti deriva, invece, dalla voce indiana "tradimento", che rende piuttosto bene l'idea di quale terribile fama avvolgesse il loro nome.
Anche se non è possibile stabilirne con certezza l'origine, quando gli inglesi si stanziarono in Oriente si trovarono a dover affrontare un fenomeno era conosciuto e temuto.
Stando ad un'ipotesi di Sir William Sleeman, generale dei famosi Fucilieri del Bengala, grande avversario dei Phansigar nel secolo scorso e probabilmente il maggior studioso del fenomeno, essi sarebbero stati addirittura notani discendenti del misterioso esercito dei Sagartii, citati anche negli scritti di Erodoto, che si battevano armati solo di un laccio di cuoio e di un pugnale. Giunti in India durante l'espansione araba avrebbero iniziato a organizzarsi già intorno all'800 d.C., come testimoniano alcune pitture di quest'epoca rinvenute circa cinquant'anni or sono.
I Thug erano per lo più musulmani, ma al proprio credo avevano affiancato quello per Kalì, l'orrida divinità della Morte, e, anzi, la leggenda vuole che fosse stata lei stessa a fondare la setta e a donare ai suoi seguaci le armi che utilizzavano negli assassinii. Vi si narrra, infatti, che il teribile piccone acuminato era stato ricavato da uno degli aguzzi denti che Kalì utilizzava per squartare le proprie vittime e, pertanto, possedeva un elevato valore religioso, così come il pugnale ricurvo era stato ottenuto usando una sua costola, mentre il laccio utilizzato per soffocare le vittime era un lembo del suo sacro sari...
Le notizie su questa fantomatica setta segreta non finiscono qui... se volete che approfondisca l'argomento lasciate dei giudizi nei commenti!
A presto e... occhio ai Thug stanotte!
LA GROSSE FRANçOISE
L'episodio che mi accingo a narrarvi è tratto dalle cronache: si tratta di un solo filo nella matassa delle cattiverie e delle torture che sono state inflitte nel nome di una bigotta interpretazione di una religione libera e misericordiosa, ma...lascio a voi giudicare: oggi facciamo un pò di storia!
Questo processo è uno dei tanti di cui l'inquisizione si è macchiata, a renderlo particolare è l'assurdità su cui è basato. Tutto inizia 5 giugno 1598 una piccola bambina di otto anni , la figlia di Claude Maillat e Humeberte di Perdy, era afflitta da una malattia che colpisce le ossa e per questo motivo camminava a carponi. Il progredire di questo male portò i genitori a credere la cosa più assurda, che la loro figlia fosse posseduta dal Diavolo in persona. Terrorizzati Claude e Maillat chiamarono un prete a cui la bambina avrebbe dovuto rivelare il nome di chi la possedeva. Data la giovane età della bambina non si poteva pretendere che dicesse la verità e alle insistenti domande del prete su chi la possedesse ella rispose: Gatto, Lupo, Cane, Asino. Da qui la domanda che porterà alla rovina di una vita innocente: "Chi ti ha infilato dentro questi demoni?". Non curante delle conseguenze che avrebbe portato la sua risposta, la piccola disse che era stata una amica di famiglia Francoise Secrétain, detta la “Grosse Francoise” di 58 anni. La donna venne immediatamente posta in arresto con l'accusa di aver fatto possedere la "povera" bambina. Ella subito provò a negare il tutto. L'inquisitore fece torturare la donna per trovare un punto chiamato “Signum Diabolicum”, il marchio di Satana: una parte del corpo insensibile al dolore. Il punto venne trovato quando la donna era in fin di vita e quindi incapace di gridare. Per chiudere questa storia in bellezza ricordiamo che la donna fu bruciata. Questo è un piccolo tassello che ci mostra la stupidità dell'uomo che credendo a una bambina di 9 anni malata, finisce per distruggere la vita di una donna innocente.
WORMHOLE
Per soddisfare gli appetiti avveniristici di qualche lettore e venire incontro ad una specifica richiesta di un amico nonchè link e assiduo lettore di questo blog, ho accettato di parlare di questo argomento. Premetto che magari sarò un pò tecnico: cercate di seguirmi...
Un wormhole (buco di tarlo, in italiano), detto anche Ponte di Einstein-Rosen, è una ipotetica caratteristica topologica dello spaziotempo che è essenzialmente una "scorciatoia" da un punto dell'universo a un altro, che permetterebbe di viaggiare tra di essi più velocemente di quanto impiegherebbe la luce a percorrere la distanza attraverso lo spazio normale.
Il termine inglese "wormhole" deriva dalla seguente analogia usata per spiegare il concetto: si immagini che l'universo sia la buccia di una mela, e che un verme viaggi sulla sua superficie. La distanza tra due punti opposti della mela è pari a metà della circonferenza se il verme resta sulla superficie della mela, ma se invece si scava un foro direttamente attraverso la mela, la distanza che deve percorrere è inferiore.
Basi teoriche
Non si sa se un wormhole possa esistere. Una soluzione alle equazioni della relatività generale che potrebbe rendere possibili i wormhole senza materia esotica, una sostanza teorica che ha una densità di energia negativa, non è stata ancora scoperta. Comunque, né le soluzioni alle equazioni della relatività generale che accomodano i wormhole, né l'esistenza della materia esotica, sono state rigettate. Molti fisici, compreso Stephen Hawking (vedi la Congettura di Protezione Cronologica di Hawking), ritengono che, a causa dei problemi che un wormhole creerebbe in teoria, compreso permettere il viaggio nel tempo, ci sia qualcosa di fondamentale nelle leggi della fisica che lo proibisca. Ad ogni modo, questa rimane una speculazione, e la nozione che la natura censurerebbe gli oggetti sconvenienti è già stata smentita nel caso del principio di censura cosmica.
Buchi temporali
Un wormhole potrebbe potenzialmente permettere il viaggio nel tempo. Questo potrebbe essere conseguito accelerando un'estremità del wormhole relativamente all'altra, e riportandola successivamente indietro; la dilatazione temporale relativistica risulterebbe in un minor tempo passato per la bocca del wormhole che è stata accelerata, in confronto a quella rimasta ferma, il che significa che tutto ciò che è passato dalla bocca stazionaria, uscirebbe da quella accelerata in un tempo precedente a quello del suo ingresso. Il percorso attaverso un tale wormhole viene detto Curva simil-temporale chiusa, e un wormhole con questa caratteristica viene talvolta detto "timehole" o buco temporale. Si ritiene comunque che non sia possibile convertire un wormhole in una macchina del tempo in questa maniera; alcuni modelli matematici indicano che un circuito retroattivo di particelle virtuali, circolerebbe all'interno del timehole con intensità crescente, distruggendolo prima che qualsiasi informazione possa passarvi attraverso. Ciò è stato chiamato in causa dal suggerimento che la radiazione si disperderebbe dopo aver viaggiato attraverso il wormhole, prevenendo così un accumulo infinito. Il dibattito su questo soggetto è descritto da Kip S. Thorne nel libro Black Holes and Time Warps [1], e richiederebbe probabilmente la risoluzione di una teoria della gravità quantistica.
I wormhole nella narrativa
I wormhole, per la loro supposta capacità di rendere possibili i viaggi tra punti molto distanti del cosmo, sono un elemento narrativo assai sfruttato nella fantascienza.
Sono il punto centrale del romanzo di Carl E. Sagan, Contact, per il quale Kip Thorne consultò Sagan sulla possibilità dei wormhole. Isaac Asimov usa l'espediente del salto temporale nel romanzo Paria dei cieli, pur non usando il nome wormhole per riferirsi al buco temporale che si apre davanti a Joseph Shwartz -il protagonista- che viene catapultato avanti nel tempo di millenni.
Sono il principio base su cui si sviluppa la trama del film Stargate e delle serie tv spin-off Stargate SG-1 e Stargate Atlantis. Gli Stargate sono antichissimi congegni costruiti da un'antica razza aliena e disseminati per tutta la Via Lattea e altre galassie, nel tentativo di creare un network d'interscambio per viaggiare rapidamente da un pianeta all'altro senza dover ricorrere a potenti vascelli spaziali.
L'ambientazione della serie televisiva Star Trek - Deep Space Nine è quella di una stazione spaziale, Deep Space 9, collocata vicino ad un wormhole (tunnel spaziale) stabile nello spazio del pianeta Bajor, che mette in comunicazione con il remoto quadrante Gamma della galassia. Il wormhole è peraltro popolato da misteriose entità extradimensionali che, con il nome di "profeti di Bajor", sono da sempre oggetto di religiosa venerazione da parte dei Bajoriani.
La serie TV Farscape presenta un astronauta americano che accidentalmente passa attraverso un wormhole e finisce in una parte remota dell'universo.
Nella serie televisiva I viaggiatori (Sliders), viene trovato un metodo per creare dei wormhole che permettono viaggi non tra punti diversi dell'universo, ma tra universi paralleli; gli oggetti e le persone che viaggiano attraverso il wormhole partono e arrivano nello stesso punto geografico (ovvero se uno lascia Milano, arriverà in una Milano alternativa) e cronologico (se è il 2004 al punto di origine, lo sarà anche alla destinazione, almeno seguendo l'attuale calendario terrestre). Questa serie presume che noi esistiamo come parte di un multiverso e si chiede cosa sarebbe successo se grandi o piccoli eventi della storia si fossero svolti in maniera differente; sono queste scelte che danno vita agli universi alternativi nei quali è ambientata la serie. Le stesse premesse sono usate nell'episodio Universi Paralleli della serie Star Trek - The Next Generation.
Nel 2000, Arthur C. Clarke e Stephen Baxter co-scrissero un romanzo di fantascienza, La luce del passato, che discute dei problemi che sorgono quando un wormhole viene utilizzato per comunicazioni a velocità superiore a quella della luce.
giovedì 19 giugno 2008
Pirati dei Caraibi
Non è, bontà vostra, l'ennesimo e caramelloso omaggio all'omonimo film, campione d'incassi, di Johnny Depp...
è piuttosto la prima monografia della nuova versione di questo blog...e per iniziare con un "buon incomincio" questa nuova era non potevano essere che pochi gli argomenti con cui presentare il nuovo blog Dagli Abissi, che pretende di risalire dal fondo del mare per far riaffiorare a galla temi a me cari... non perdo perciò ancora tempo a spiegarvi le analogie tra Es, mente umana e Mare ma mi getto subito dal ponte della nave per tuffarmi insieme a voi in questo mondo.
Una sola raccomandazione: questo non è un romanzo...è storia!
Tortuga, il leggendario rifugio dei pirati caraibici nel Seicento, è un isoletta a nord della più grande isola Hispaniola o santo Domingo, dove sbarcò Colombo, e che i nativi Arawak chiamavano Ayiti, la "terrra montuosa". I Fratelli della Costa, con alterne fortune, contendevano Tortuga e la parte occidentale di Hispaniola alla Spagna, la più odiata nazione del mondo, sinonimo, a quei tempi, di imperialismo e colonialismo.
I pirati invece, erano per natura anarchici e libertari. tra loro c'erano i boucaniers, liberi cacciatori che si nutrivano di selvaggina allo spiedo, il boucan. Uomini di tutte le razze (la ciurma del famigerato Monbars era composta di indiani e africani) e nessuna donna bianca. quando in Europa scoppiò la Rivoluzione Francese, gli schiavi neri di Haiti, sezione occidentale di Santo Domingo che, grazie all'alleanza con i bucanieri, era rimasta in mano ai francesi, furono infiammati dalle parole d'ordine della Rivoluzione: liberté, egalité, fraternité. Una cerimonia basata sul culto cristiano - animista del voudou scatenò la ribellione haitiana guidata da Toussaint L'Ouverture, i cui soldati sventolavano tricolore bianco, rosso e blu.
Ma Napoleone Bonaparte fece incarcerare a tradimento Toussaint (che morì di freddo in una prigione delle Alpi) e inviò ad Haiti l'Armata di Francia per ristabilire l'ordine. Gli haitiani strapparono il bianco (simbolo del razzismo europeo) dalla loro bandiera e, sotto il comando del generale Dessalines, sconfissero in una dura guerra il potente esercito imperiale. Prima nazione indipendetne di colore al mondo, Haiti fu però sottoposta a un duro embargo dalle indignate nazioni europee e condannata a pagare un astronomico debito di guerra che si estingue solo alla fine del Ventesimo Secolo, praticamente condannando la libera repubblica alla miseria e all'instabilità politica perpetua.
martedì 17 giugno 2008
INFORMAZIONE DI GARANZIA
Tralasciando il nuovo esperimento appena posto in atto, mi sento in dovere di avvertire i cortesi lettori che sto per rivoluzionare in meglio e per specificazioni questo blog...
cambieranno:
il titolo (ma posso garantire che il nuovo sarà all'altezza)
lo sfondo (questo giallo-simpsons mi da il voltastomaco)
gli argomenti (molte più monografie e meno sfoghi emozionali)
insomma sarà una nuova evoluzione del blog (spero in meglio)
ma come tutte le evoluzioni, avverrà piano piano, quindi non aspettatevi dall'oggi al domani un cambiamento repentino!
A presto
cambieranno:
il titolo (ma posso garantire che il nuovo sarà all'altezza)
lo sfondo (questo giallo-simpsons mi da il voltastomaco)
gli argomenti (molte più monografie e meno sfoghi emozionali)
insomma sarà una nuova evoluzione del blog (spero in meglio)
ma come tutte le evoluzioni, avverrà piano piano, quindi non aspettatevi dall'oggi al domani un cambiamento repentino!
A presto
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