martedì 5 febbraio 2008

Bentornati cari i miei succubi della Dea Nox... ci siamo lasciati ieri con un discorso aperto...i vampiri! la mia appassionante apologia deriva da una mia personale visione romantica del Vampiro, tornato in auge nella letteratura dell'Ottocento prima con Il Vampiro di J.Polidori poi, in una escalation di spessore letterario, Carmilla di LeFanu, e con il principesco Dracula di Bram Stoker (compatriota di LeFanu, entrambi irlandesi), romanzo cardine in tema di vampiri. In realtà anche altri racconti sono stati scritti, tuttavia non tutti meritano di essere ricordati: quelli citati sicuramente lo meritano per l'arguzia della trama, per l'approfondimento della storia e dei personaggi e per il carattere pioniere che possiedono nel presentare una nuova figura di vampiro.
Una delle caratteristiche principali del Romanticismo era infatti quella di attingere alla cultura dei popoli, alle loro leggende, respingendo quindi quanto c'era stato di razionale, di mostruosamente razionale, nella fredda Ragione, nella vuota scienza (che come una muta di cani, veniva sciolta dalle museruole della Fede, per essere sguinzagliata contro tutto ciò che pareva irrazionale) dei Lumi. I "pagani" del vampirismo potrebbero sgranare gli occhi di fronte alla rivelazione che il secolo in cui di fatto si parlò con maggior frequenza di vampirismo non fu il Romanticismo, ma l'Illuminismo! "In questo nostro diciottesimo secolo non si fa che parlare di vampiri!", lamentava Voltaire. nel Settecento, età della Ragione, persino i filosofi come Voltaire e Rousseau si interessavano ai vampiri. Sulle Gazzette, nei salotti, per le strade di Londra e Parigi, si discuteva con morboso interesse dell'epidemia di vampirismo che aveva colpito l'Europa Orientale: dalla Grecia alla Polonia, dalla Moravia alla Serbia, pareva che i morti non ne volessero sapere di restare morti e i vivi si armavano di paletti aguzzi. Casi su casi furono registrati in quella zona, di cui i meglio documentati furono sicuramente quello di Istria nel 1672 (storico caso del vampiro Giure Grando di Coriddigo), in Grecia nel 1701, in Prussia orientale (1710 e 1721), in Ungheria (1725 - 1730), in Serbia, poi nuovamente in Prussia, ma anche in Slesia, in Valacchia e in Russia... In tutti i casi si assistette, con abbondanza di testimonianze scritte e firmate, a esumazioni di cadaveri che avevano l'apparenza della vita, a cui erano ricresciuti nella bara capelli e unghie e che, una volta sottoposti al trattamento della decapitazione e dell'impalamento, emettevano atroci grida e rigettavano fiotti di sangue fresco. E' per lo meno curioso che l'apice di queste epidemie si verificò proprio durante l'Età dei Lumi: scrive a quessto proposito Collin de Plance, autore dei primi dell'Ottocento del Dictionnaire Infernal, che i vampiri per mostrarsi al mondo in tutto il loro splendore non scelsero il cupo Medioevo, ma la razionalistica Età dei Lumi, quella di Voltaire e di Diderot! la realtà è che i mostri che aveva risvegliato la ragione erano più terribili di quelli che poteva risvegliare il nostro insconscio e di fronte a queste creature del male la atea Ragione nulla poteva e a nulla si poteva appellare.
Abbiamo parlato finora di creature senza una volontà precisa, col solo intento di sopravvivere, le cui volontà erano quasi annullate dal pressante desiderio di sangue, creature anonime, senza una personalità propria, semplici mostri freddi e vuoti, in definitiva più simili ai loro aguzzini che alla stessa cultura che li accoglieva. Con l'avvento del Romanticismo tutto questo cambia! Gli uomini sono stanchi di questa scienza, diventano introspettivi, si guardano nel profondo e scrutano il loro inconscio, ammettendo la loro parte oscura. Le nazioni si formano e si riappropriano delle loro culture e quindi delle loro leggende, tra cui quelle legate ai vampiri. L'oscurità assume un'altro significato alla luce della luna, la luna dei Romantici, e anche il vampiro inizia a risentire di questa influenza! Con la pubblicazione dei racconti sopracitati fa la sua apparizione nel mondo della letteratura (e non solo) un nuovo tipo di vampiro: il vampiro nobile! Colui che è stato vampirizzato a sua volta o che ha fatto un patto con il Diavolo per avere la vita eterna, il cui sostentamento è intervallato da feste di palazzo, banchetti reali, un vampiro che ha smesso di aspettare di venire decapitato nella tomba e ha iniziato a fare vita di corte e a frequentare l'alta borghesia (perchè egli stesso ne fa parte) e proprio tera questa sceglie le sue vittime. Il suo morso non è più un freddo e rabbioso serrare di denti sulla giugulare (poco diverso in fondo dal mostro di un cane con la rabbia, più simile all'odierno contagio da malattia infettiva), ma si trasforma in un bacio penetrante che porta con sè tutta la nostalgia per una vita vissuta a metà e un'estasi di sensi e di sensualità vicina all'orgasmo. La descrizione che viene fatta del primo incontro tra il Conte Dracula e la sua vittima preferita Mina Harker è talmente densa di sensualità e di attenzione alle forme del corpo che solo da quel particolare si potrebbe dedurre un dettaglio che in realtà non tutti gli amanti del Dracula di Bram Stoker conoscono: Bram Stocker non solo conosceva Oscar Wilde (erano anche loro compatrioti) ma ne condivideva anche alcune idee. Non è escluso quindi che alla creazione del più grande vampiro di tutti i tempi (per nulla vicino invece al vero personaggio storico di Dracula, Vlad Tepes, principe di Valacchia) abbia contribuito anche Oscar Wilde con il suo particolare ascendente estetico.
Da Dracula in poi la figura del vampiro cambia notevolmente e si evolve con l'evolversi della società e delle tendenze fino a vestire i panni del rock leader, cantante rock che adesca le sue fans per nutrirsi del loro sangue e che conduce vita di spettacolo: "perchè noi siamo l'ombra degli uomini e dobbiamo crescere con loro" (da Vampirella #1).
Chi volesse approfondire l'argomento non ha che da lasciare un commento sul post e io provvederò: suggerite se volete un taglio più storico, più antropologico o più letterario.
Per un primo approccio leggero con i vampiri suggerisco L'ospite di Dracula, racconto edito da Stocker, denso di atmosfera misteriosa e lugubre. Per una full immersion invece suggerisco Storie di vampiri edito dalla Newton & Compton in edizioni Mammut a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco (utile anche per verificare l'evoluzione della figura del vampiro nei secoli e nella letteratura).

3 commenti:

Freki ha detto...

ecco il carlo che mi piace...tutto succhia e mistero!bellissmo articolo, davvero toccante!ti suggerisco di creare delle etichette così chi volesse leggere sulla "saggezza della morte" avrebbe tutti i tuoi articoli a portata di click

Mathias ha detto...

Oscuro amico..i tuoi racconti mi pervadono di sanguinolenta curiosità per l'argomento

Ele ha detto...

Caspita Carlo non credevo che tu fossi un vampirologo, nonchè esperto di vampiri!!